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  • Alessandro Fantini

Conosci il Growth Hacking?

Nel mondo è tra le parole più cercate online, è tra i lavori più di tendenza del momento nel settore marketing ma nonostante questo, ci sono moltissime persone che quando gli dici che fai il Growth Hacker ti chiedono


"Cosa fai!?".


Solitamente a questa domanda, segue una definizione quasi da promoter, il Growth Hacking è la migliore strada da intraprendere per far crescere un business, alcuni lo hanno definito anche "il futuro del marketing".


Ma cosa vuol dire esattamente fare Growth Hacking?


Il Growth Hacker è oggi, una figura centrale nello sviluppo di una strategia di business: cura nel dettaglio la customer journey guidandola attraverso la customer acquisition.


È tutto basato sulla crescita, in un processo dove la generazione di dati da analizzare porta alla costruzione di esperimenti da validare e testare, per poi raccogliere i nuovi dati e ripetere migliorando, sistemando o eliminando.


Un Growth Hacker costruisce, misura e impara.

Esplora sistematicamente il percorso dell'utente alla ricerca di nuove opportunità di crescita, inizia dalla conoscenza del marchio, si snoda attraverso il marketing di acquisizione fino alla creazione di una consapevolezza interiore dell'utente che può portare alla nascita di figure come gli evangelist o brand ambassador, e tutto questo ottimizzando la proposta del prodotto o servizio offerto.





Com'è nato il Growth Hacking?


Questa parola fu coniata nel 2010 da Sean Ellis e divenne immediatamente popolare tra le start-up, perchè all'inizio il Growth Hacker era quella figura che massimizzava la resa sfruttando al meglio la limitatezza delle risorse e di budget con l'obiettivo di crescere in un tempo minore possibile nel mercato.


In tutti questi anni, la parola Growth Hacker ha aumentato la sua popolarità divenendo una figura centrale anche nelle strategie messe in atto delle grandi corporate e dalle società già affermate.


Uber, TikTok o Shopify hanno un proprio reparto interno dedicato al Growth Hacking con un Head of Growth ed un Growth Team.


Le differenze tra un Growth Hacker ed un Marketer?


Semplice, ammetto che non sempre riusciamo a vederle queste differenze, spesso per colpa della disinformazione e della confusione che aleggia ancora intorno a questo ruolo, ma sicuramente posso spiegartele in sei punti:


  • Un Growth Hacker si concentra sulle future opportunità di crescita, a differenza di un marketer che invece lavora "giorno per giorno" con il marketing e il branding.


  • Un Growth Hacker sfrutta il Funnel (più avanti te lo mostrerò), che include la Retention ed il Referral, a differenza della maggior parte delle azioni di marketing che si concentrano solo l'Awareness e l'Acquisition.


  • Un Growth Hacker esegue piccoli esperimenti; testa quali strategie funzionano meglio e quali mostrano un maggior potenziale. Un marketer lavora su progetti più a lungo termine.


  • Un Growth Hacker lavora con i dati, che studia ed analizza, per capire da subito se la strategia è esatta o va implementata o eliminata, nel marketing spesso questo non avviene.


  • Un Growth Hacker ha una preparazione multidisciplinare (come rappresentato nell'immagine 1 ).


  • Un Growth Hacker è strettamente coinvolto con il prodotto, tra i suoi compiti, deve prestare molta attenzione agli utenti ed alla loro fidelizzazione, questo porta ad uno studio approfondito su molteplici punti.





Provo a dare un'ulteriore definizione del mio lavoro:


Un Growth Hacker è una persona che utilizza strategie creative a basso impatto per aiutare le aziende ad acquisire e mantenere i clienti nel lungo tempo.


È ossessivo, curioso ed analitico.

Ipotizza, setta le priorità, e testa le strategie, il tutto per validare o scartare l'ipotesi di crescita.


Alcuni esempi famosi di growth hacking


Dropbox ed il suo referral-program


È stata tra le prima compagnie ad usare il referral program trasformando i propri clienti in canali di acquisizione.

Hanno offerto agli utenti 250MB di spazio di archiviazione aggiuntivo per ogni amico che avrebbero convertito in nuovo utente.

Potevano invitare in modo semplicissimo i loro amici sfruttando Facebook o Twitter o importare i propri contatti e-mail per inviare automaticamente un invito.


Dropbox passò da 100.000 utenti nel 2008 all'incredibile cifra di 4 MILIONI di utenti nel 2010! Grazie a 2.8 milioni di inviti mensili.


Hotmail ed il messaggio "P.S. I love you"


È stato tra i primi provider di posta elettronica gratuita.

In fondo a tutte le e-mail che venivano mandate inseriva in automatico una frase: "P.s. I love You" con il link al loro sito web.


Questa piccola frase, incuriosiva i destinatari che non appena cliccavano sul link, si ritrovavano nel sito web di Hotmail scoprendo che era totalmente gratuito!


In 18 mesi grazie ad un semplice "I love You" sono arrivati ad avere più di 12 MILIONI di utenti, e teniamo presente che a quel tempo la "popolazione" di persone nel mondo con internet era di "soli" 70 milioni.



AirBnB e Craiglist


Uno degli esempi più belli riguardanti l'utilizzo di una piattaforma altrui.

AirBnB usò Craiglist, famoso portale negli Stati Uniti che ospita annunci di lavoro, eventi, acquisti, incontri e vari servizi sfruttando il suo traffico ed attirando nuovi clienti.


Nel form che ogni suo nuovo utente doveva compilare per inserire la propria abitazione nel sito, diede anche l'opzione di poter automaticamente inserire l'annuncio su Craiglist. Questo diede sia all'offerta che all'appena nato AirBnB maggiore autorevolezza, Craiglist era già molto noto. Così facendo, migliorando la visibilità dell'annuncio, il team di AirBnB ha notevolmente accellerato la propria capacità di visibilità.






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